Domenica 4 ottobre 2026
Anno A del Lezionario, in cui si leggono soprattutto brani tratti dal vangelo di Matteo
Omelia di Don François Djob Biba.
Fratelli e sorelle,
oggi Gesù ci parla di una vigna. L’immagine della vigna ritorna spesso nella Bibbia. Ed è un’immagine molto bella, perché ci parla di un Dio che si prende cura del suo popolo.
Il profeta Isaia ci dice che il Signore ha piantato la sua vigna con grande amore. Ha preparato il terreno, l’ha protetta, ha fatto tutto il necessario perché portasse frutto. Eppure, quando viene a cercare i frutti, trova soltanto uva selvatica.
Potremmo riassumere così la domanda di Dio: “Dopo tutto quello che ho fatto per voi, quale frutto porta la vostra vita?”
È una domanda che può toccare ciascuno di noi personalmente, ma anche la nostra comunità parrocchiale di Vico Alto. Abbiamo ricevuto tanto da Dio. Abbiamo la sua Parola, l’Eucaristia, il perdono, la preghiera, la comunità cristiana. Abbiamo ricevuto genitori, amici, persone che ci hanno trasmesso la fede. Abbiamo ricevuto anche dei talenti, del tempo, delle possibilità per metterci al servizio degli altri.
Ma Dio non ci dà tutto questo perché lo teniamo per noi. Dio ci dona perché portiamo frutto. E quale frutto si aspetta da noi? Non necessariamente qualcosa di straordinario.
Nella riunione del gruppo liturgico mercoledì scorso, tanti hanno visto più fraternità nelle nostre famiglie. Una parola di perdono. Una visita a una persona sola. Un gesto di solidarietà. Un’attenzione verso chi soffre. Un passo verso la riconciliazione. Una mano tesa a qualcuno che si è allontanato. Un po’ più di pazienza con la persona che ci mette alla prova. Un po’ di pace là dove ci sono tensioni. Ecco i frutti che Dio cerca nella sua vigna.
Nel Vangelo, Gesù va ancora più in profondità. Il padrone della vigna manda i suoi servi a raccogliere i frutti. Ma i vignaioli li maltrattano. Allora il padrone manda suo figlio. E Gesù pronuncia una frase straordinaria: “Avranno rispetto di mio figlio”. Sappiamo però quello che accadrà. Il figlio sarà rifiutato e ucciso. Gesù sta parlando di sé stesso. Dio avrebbe potuto abbandonare l’umanità dopo tutti i suoi rifiuti. Avrebbe potuto dire: «Se non volete me, vi lascio andare per la vostra strada». Ma Dio non fa così. Arriva fino in fondo nel suo amore. Ci dona suo Figlio. E Gesù accetta di donare la sua vita per noi. Questo è il cuore della nostra fede. La croce sembra una sconfitta. Ma Dio trasforma quella sconfitta in vittoria. La pietra scartata diventa la pietra d’angolo. Ciò che sembrava la fine diventa un nuovo inizio.
E questo ci offre anche una luce per la nostra vita parrocchiale. Una parrocchia non è semplicemente un luogo dove si viene a Messa la domenica. Una parrocchia è una vigna che Dio affida a uomini e donne. Noi siamo gli operai di questa vigna. E ciascuno ha il proprio posto. All’inizio di questo anno pastorale pensiamo ci. C’è chi annuncia la Parola. Chi accoglie. Chi visita i malati e le persone anziane. Chi accompagna i bambini e i giovani. Chi prepara le celebrazioni. Chi offre il proprio tempo in modo discreto, senza che nessuno lo sappia.
E a volte possiamo pensare che ciò che facciamo sia troppo piccolo. Ma Dio non chiede a tutti di fare la stessa cosa. Chiede a ciascuno di far fruttificare ciò che ha ricevuto. Un piccolo gesto fatto con amore può portare grandi frutti.
La seconda lettura ci offre allora un consiglio molto prezioso. San Paolo ci dice di non lasciarci schiacciare dalle preoccupazioni. Ci invita a presentare a Dio le nostre richieste, le nostre difficoltà, le nostre preoccupazioni, con rendimento di grazie. È un messaggio importante anche per noi oggi. Perché nelle nostre famiglie, nelle nostre comunità e nella nostra vita personale ci sono spesso molte preoccupazioni. Possiamo guardare soltanto ciò che non va e dimenticare tutto il bene che c’è.
Possiamo vedere le difficoltà della parrocchia e dimenticare le meraviglie che vi accadono. Possiamo scoraggiarci perché siamo meno numerosi, perché i giovani sono meno presenti, perché tante cose stanno cambiando.
Ma Paolo ci dice: «Presentate a Dio le vostre richieste. E rendete grazie». Guardiamo anche i bei frutti che Dio sta già facendo crescere tra noi. Una persona che ritorna alla fede. Un bambino che scopre Gesù. Una famiglia che si riconcilia. Una persona malata che ritrova coraggio. Un volontario che continua fedelmente il proprio servizio.
Qualcuno che viene semplicemente a dirci: «Ho bisogno di parlare». Una comunità che sa accogliere. Tutto questo sono frutti. E a volte i frutti più belli sono proprio quelli che non vediamo subito. La domanda di questo Vangelo, alla fine, non è: «La mia parrocchia è perfetta?» Non lo sarà mai. E nemmeno: «Sono un cristiano perfetto?» Non lo siamo neppure noi. La vera domanda è molto più semplice: «Signore, che cosa vuoi far crescere nella mia vita?» Forse il perdono. Forse la fiducia. Forse la pazienza. Forse la generosità. Forse il coraggio di tornare a Dio. Forse semplicemente la fedeltà nelle piccole cose.
Il Signore non ci chiede imprese straordinarie. Ci chiede di lasciargli uno spazio perché possa agire. Allora, in questa Eucaristia, chiediamo al Signore di prendersi cura della sua vigna. Prenditi cura, Signore, delle nostre famiglie. Prenditi cura di chi è solo. Prenditi cura dei nostri malati. Prenditi cura dei nostri bambini e dei nostri giovani. Prenditi cura di coloro che hanno perso la fede o la speranza. Prenditi cura della nostra comunità parrocchiale.
E soprattutto, Signore, fà di ciascuno di noi un buon operaio della tua vigna. Fà che la nostra parrocchia non sia soltanto una comunità che si riunisce, ma una comunità che porta frutto. Frutti di fraternità. Frutti di perdono. Frutti di giustizia. Frutti di pace. Frutti di gioia. E quando verrà il momento in cui il Signore cercherà i frutti della sua vigna, possa trovare in mezzo a noi qualcosa di bello: un popolo che ha cercato di amare come Lui.
Sia lodato Gesù Cristo.
