Domenica 4 gennaio 2026
Anno A del Lezionario, in cui si leggono soprattutto brani tratti dal vangelo di Matteo
Omelìa di don Francois Djob Biba
Fratelli e sorelle,
in questa seconda domenica di Natale la Chiesa ci conduce al cuore del significato del Natale, per contemplare il mistero dell’Incarnazione: Dio si è fatto vicino, Dio ha scelto di abitare in mezzo agli uomini.
La prima lettura, tratta dal libro del Siracide, ci parla della Sapienza di Dio. Questa Sapienza non è un’idea astratta: è presentata come una persona viva, inviata da Dio, che “pianta la sua tenda” in mezzo al popolo. Essa si è manifestata concretamente nella Legge, nell’Alleanza, nella presenza fedele di Dio in mezzo al suo popolo. Già allora, Dio non vuole restare lontano: accompagna, insegna, dimora.
Il salmo prolunga questa gioia: Dio colma Gerusalemme, benedice i suoi figli, manda la sua parola sulla terra. La Parola di Dio non è mai vana: crea, rialza, dona vita. Il Natale non è una semplice emozione passeggera, ma l’annuncio di un Dio che agisce realmente nella storia umana.
Nella seconda lettura, la lettera agli Efesini ci fa compiere un passo ulteriore. San Paolo ci rivela che, da sempre, Dio ci ha scelti e benedetti. Prima ancora dei nostri meriti, prima dei nostri fallimenti, siamo destinati a diventare suoi figli adottivi. Ancora una volta, il Natale non è soltanto la nascita di Gesù, ma anche la rivelazione della nostra vocazione. In Cristo scopriamo chi è Dio… e chi siamo noi per Lui.
Infine, il Vangelo secondo san Giovanni ci offre questo testo maestoso: «Il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi». Giovanni svela il significato profondo dell’Incarnazione. Colui che è la Parola eterna di Dio, la Luce vera, entra nel nostro mondo fragile. Non si impone: si offre. Alcuni lo accolgono, altri lo rifiutano. Ma a quanti lo accolgono è dato di diventare figli di Dio. Qui sta il cuore del messaggio: Dio non viene per dominare, ma per condividere la nostra condizione, per introdurci nella sua stessa vita. Il Natale è il mistero di un Dio umile, fedele alla sua promessa, che sceglie la vicinanza piuttosto che la potenza.
Fratelli e sorelle, all’inizio di questo nuovo anno, questa domenica ci pone una domanda semplice e decisiva: “Vogliamo accogliere questa Parola fatta carne?”. Se le permettiamo di abitare nelle nostre vite, allora, come dice Giovanni, la luce splenderà nelle tenebre, e le tenebre non riusciranno a vincerla.
Che questo tempo di Natale rinnovi in noi la gioia e la fiducia: “Dio è con noi, Dio dimora in mezzo a noi, e ci chiama a vivere come figli della luce.”
Sia lodato Gesù Cristo.
