Omelìa della III Domenica di Pasqua

Domenica 19 aprile 2026

Anno A del Lezionario, in cui si leggono soprattutto brani tratti dal vangelo di Matteo

Omelìa di don François Djob Biba

 

Carissimi fratelli e sorelle,

Le letture di questa terza domenica di Pasqua, ci fanno percorrere un cammino di fede: dalla delusione alla speranza, dalla cecità al riconoscimento del risorto.

Nella prima lettura dagli Atti degli Apostoli, Pietro annuncia con forza la risurrezione: Gesù, che gli uomini hanno crocifisso, Dio lo ha risuscitato. Non è una sconfitta, ma il compimento del disegno di Dio già annunciato nelle Scritture. Per questo nostro mondo diceva Papa Leone in Camerun venerdì scorso: “Annunciare Gesù Risorto significa tracciare segni di giustizia in una terra sofferente e oppressa, segni di pace tra rivalità e corruzioni, segni di fede che ci liberano dalla superstizione e dall’ indifferenza”.

Perciò nella seconda lettura, dalla Prima lettera di Pietro, siamo invitati a vivere da credenti, siamo stati redenti non con cose materiali, ma con il sangue prezioso di Cristo che ritroviamo nel Vangelo.

I due discepoli del Vangelo sono in cammino verso Emmaus, tristi e delusi. Pensavano che Gesù fosse il liberatore, ma la croce ha infranto le loro attese. Eppure, Gesù si avvicina e cammina con loro, anche se i loro occhi non lo riconoscono. È attraverso le Scritture spiegate lungo la strada e poi nel gesto dello spezzare il pane che i loro occhi si aprono. È proprio nella Parola e nell’Eucaristica che il Risorto si lascia riconoscere. E allora i discepoli passano dalla tristezza alla gioia e ripartono subito per testimoniare.

Papa Leone, rivolgendosi ai giovani in Camerun, ha riservato loro un particolare incoraggiamento: “Non cedete alla sfiducia e allo scoraggiamento”. Anche per noi, se ascoltiamo la sua Parola e partecipiamo al pane spezzato, i nostri occhi si apriranno. E anche noi potremmo ripartire, pieni di gioia, per annunziare che il Signore è veramente risorto.

Sia lodato Gesù Cristo.

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