Omelìa della Solennità della Santissima Trinità

Domenica 31 maggio 2026

Anno A del Lezionario, in cui si leggono soprattutto brani tratti dal vangelo di Matteo

Omelìa di Don Francois Djob Biba

 

Carissimi fratelli e sorelle,

all’indomani della Pentecoste, la Chiesa ci invita a contemplare il mistero della Santissima Trinità. Le letture di questa domenica ci rivelano soprattutto chi è Dio e come si rapporta all’umanità.

Nella prima lettura, Mosè incontra il Signore sul monte. Dio si presenta come un Dio “misericordioso e pietoso, lento all’ira e ricco di amore e di fedeltà.” È una rivelazione fondamentale. Prima ancora che l’uomo cerchi di comprendere Dio, è Dio stesso che si fa conoscere attraverso il suo amore. Il popolo d’Israele è stato spesso infedele, ma Dio rimane sempre fedele. Questo è il primo volto della Trinità: un Dio che non si stanca mai di amare.

Nella seconda lettura, San Paolo conclude la sua lettera con una benedizione che ascoltiamo spesso nella liturgia: “La grazia del Signore Gesù Cristo, l’amore di Dio e la comunione dello Spirito Santo siano con tutti voi.” In queste parole è racchiusa tutta la vita cristiana. Viviamo della grazia di Cristo, siamo avvolti dall’amore del Padre e siamo riuniti dalla comunione dello Spirito.

Il Vangelo va ancora oltre. San Giovanni ci trasmette una delle parole più belle di Gesù: “Dio ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito.” Notiamo bene: Gesù non dice che Dio ha amato solo i giusti, i perfetti o coloro che se lo meritavano, ma ha amato il mondo intero. Il progetto di Dio non è condannare, ma salvare.

La Trinità, dunque non è un Dio solitario chiuso nella sua grandezza. Dio è comunione. Il padre dona tutto al Figlio, il Figlio riceve tutto dal Padre e lo Spirito Santo è il vincolo d’amore che li unisce. Da sempre Dio è relazione, scambio, dono reciproco.

Questa festa ci pone una domanda molto concreta: se siamo creati a immagine del Dio-Trinità, siamo anche noi costruttori di comunione? Nelle nostre famiglie, nelle comunità, cerchiamo di costruire ponti oppure muri?

Ogni volta che facciamo il segno della croce invochiamo il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo. Questo gesto semplice racchiude tutta la nostra fede.

In questa solennità della Santissima Trinità chiediamo la grazia non tanto di comprendere pienamente il mistero di Dio, quanto di entrare più profondamente nel suo amore. Perché ciò che conta non è spiegare la Trinità, ma vivere dell’amore che viene dal Padre, che ci è rivelato dal Figlio e che viene effuso nei nostri cuori dallo Spirito Santo.

Sia lodato Gesù Cristo.

Torna in alto