Omelìa della Solennità di Maria Santissima Madre di Dio

Giovedì 1 gennaio 2026

Anno A del Lezionario, in cui si leggono soprattutto brani tratti dal vangelo di Matteo

Omelìa di don Francois Djob Biba

 

Cari fratelli e sorelle,

la Chiesa celebra oggi la solennità di Maria Santissima Madre di Dio. Maria è stata definita Madre di Dio; le Chiese orientali la chiamano Theotokos, cioè “Colei che ha generato Dio”. È un modo umano per esprimere il grande mistero di Dio che si è fatto uomo.

Oggi, primo giorno dell’anno, celebriamo anche la Giornata Mondiale della Pace, molto cara alla Chiesa e a tutti i Pontefici. La liturgia, all’inizio di questo nuovo anno, ci ricorda quanto sia importante benedire: benedire Dio per tutto ciò che ha fatto per noi e benedire le persone che ci sono care. Tutto ciò che abbiamo lo riceviamo da Lui, perché noi siamo solo strumenti nelle sue mani. Con questo spirito, auspichiamo che questo nuovo anno sia per tutti un anno di gioia e di serenità nelle nostre famiglie. Preghiamo in modo particolare oggi per don Sergio, che in questi ultimi mesi non è stato bene e ancora soffre: chiediamo al Signore che il nuovo anno gli porti sollievo e forza. Preghiamo anche per don Tito, il parroco di Vico Alto, e per tutti noi.

Nella prima lettura, tratta dal libro dei Numeri, l’autore ci fa capire che benedire significa dire il bene. Tutto ciò che siamo e tutto ciò che abbiamo è un dono ricevuto. Anche all’inizio della creazione, Dio benedisse Adamo ed Eva, donando loro la fecondità. Benedire significa desiderare che l’altro abbia la pienezza della vita, augurargli ogni bene, amore e pace. In fondo, benedire vuol dire a una persona: sono contento che tu esista. Noi benediciamo anche il Signore: prima dei pasti benediciamo il cibo; benediciamo le nostre case, le nostre macchine. È un modo per dire a Dio che riconosciamo che tutto gli appartiene e che noi siamo soltanto strumenti nelle sue mani. Nel testo di oggi, Mosè benedice il popolo dicendo: “Il Signore ti benedica e ti custodisca”. Il volto di Dio che si illumina su di noi illumina anche il nostro volto. Madre Teresa di Calcutta diceva che un sorriso non costa nulla, ma può fare molto: arricchisce chi lo riceve senza impoverire chi lo dona.

Nella seconda lettura, san Paolo ci ricorda che siamo figli di Dio. Lo dimostra il fatto che Dio ha mandato nei nostri cuori lo Spirito del suo Figlio, che grida: Abbà, Padre. Non siamo più schiavi, ma figli e quindi liberi, perché è nato per noi il Salvatore.

Nel Vangelo vediamo Maria, come molti in Israele, che attendeva un Salvatore forse immaginato come un re potente, simile a Davide. Ma Dio, nel suo amore, ha mandato il suo Figlio in umiltà per salvarci. Maria custodiva tutte queste cose, meditandole nel suo cuore.

Chiediamo allora al Signore, in questa santa celebrazione, di riconoscere in Gesù il Pastore che ci salva e di avere anche noi gli atteggiamenti della Vergine Maria: un cuore che ascolta, che prega, che cerca sempre la volontà di Dio nella propria vita. Oggi celebriamo anche il Santissimo Nome di Gesù, che significa “Dio salva”. Affidiamo a Lui questo nuovo anno 2026.

Sia lodato Gesù Cristo.

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