Domenica 12 aprile 2026
Anno A del Lezionario, in cui si leggono soprattutto brani tratti dal vangelo di Matteo
Omelìa di don François Djob Biba
Fratelli e sorelle,
in questa seconda domenica di Pasqua tutta la liturgia ci invita a entrare in un unico movimento: passare dalla paura alla fede, dalla prova alla gioia, dalla morte alla vita.
La prima lettura, tratta dagli Atti degli Apostoli, ci presenta una comunità trasformata: “i credenti vivono insieme, condividono ciò che hanno, sono uniti, mentre gli apostoli rendono testimonianza con forza alla risurrezione di Gesù. Ciò che colpisce non è solo la loro organizzazione, ma il loro spirito: la grazia è all’opera in loro. La Risurrezione non è un’idea, diventa uno stile di vita.
Il salmo ci fa proclamare: “Rendete grazie al Signore perché è buono: eterno è il suo amore!” È il grido di chi ha attraversato la prova e riconosce che Dio lo ha salvato. “La pietra scartata dai costruttori è divenuta la pietra d’angolo”: questo versetto trova il suo pieno compimento in Gesù. Rifiutato, crocifisso… eppure innalzato da Dio.
La seconda lettura, tratta dalla prima lettera di san Pietro, ci parla di una fede messa alla prova: “Esultate di gioia, anche se ora dovete essere, per un po’ di tempo, afflitti da varie prove.” È una parola molto realistica: credere non elimina le difficoltà. Ma la fede dona una gioia più profonda, una speranza solida. È una fede che non si basa su ciò che si vede, ma sulla fiducia.
E proprio questo cammino lo vediamo nel Vangelo. I discepoli sono chiusi, per paura. Come noi a volte: chiusi nelle nostre preoccupazioni, nelle nostre ferite, nelle nostre incertezze.
E Gesù viene. Non rimprovera nulla. Dice semplicemente: “Pace a voi!”. Mostra le sue piaghe: non è un fantasma, è proprio il Crocifisso, vivo. E soffia su di loro: “Ricevete lo Spirito Santo.” Poi c’è Tommaso. Tommaso è colui che non si accontenta di credere per sentito dire. Vuole vedere, vuole toccare. Dubita.
E otto giorni dopo, Gesù ritorna per lui. Non lo respinge. Lo invita ad andare più avanti. E Tommaso può dire: “Mio Signore e mio Dio!”
Fratelli e sorelle, se mettiamo insieme tutte queste letture, comprendiamo questo: la fede pasquale trasforma la vita concreta (Atti degli Apostoli), ci fa riconoscere che Dio agisce anche nella prova (Salmo), cresce proprio nelle difficoltà (San Pietro), passa talvolta attraverso il dubbio, ma conduce a un incontro personale (Vangelo).
Sì, credere senza vedere non è facile. Ma non è credere nel vuoto. È credere che Dio agisce, anche quando non capiamo tutto. È credere che la vita è più forte della morte. È credere che Cristo è vivo oggi, in mezzo a noi. E ancora oggi ci dice: “Beati quelli che non hanno visto e hanno creduto.”
Non è un rimprovero, è una promessa di felicità. Chiediamo allora la grazia di passare anche noi dalla paura alla pace, dal dubbio alla fede e di poter dire, nel cuore della nostra vita, con Tommaso: “Mio Signore e mio Dio!”
Sia lodato Gesù Cristo.
