Omelìa della IV Domenica di Quaresima

Domenica 15 marzo 2026

Anno A del Lezionario, in cui si leggono soprattutto brani tratti dal vangelo di Matteo

Omelìa di don François Djob Biba

 

Fratelli e sorelle,

le letture di questa quarta domenica di Quaresima ci parlano tutte di una stessa realtà: Dio non guarda come guardano gli uomini.

Nella prima lettura, tratta dal primo libro di Samuele, il profeta viene mandato da Iesse per scegliere il futuro re d’Israele. I figli di Iesse passano davanti a lui: sono alti, forti, impressionanti. Samuele pensa subito che uno di loro sia certamente l’eletto di Dio. Ma Dio gli dice: «Non guardare al suo aspetto né alla sua statura… perché Dio non guarda come guarda l’uomo: l’uomo guarda l’apparenza, ma il Signore guarda il cuore». Alla fine viene scelto Davide: il più giovane, quello che custodiva il gregge, quello che nessuno aveva nemmeno pensato di presentare. Dio sceglie proprio colui che nessuno notava. Questa parola ci rivela qualcosa di molto profondo: Dio vede diversamente da noi. Egli vede ciò che c’è nel cuore.

La seconda lettura, dalla lettera agli Efesini, ci parla della luce. San Paolo dice: «Un tempo eravate tenebra; ora invece siete luce nel Signore. Comportatevi perciò come figli della luce». Questo significa che la fede non è soltanto un’idea: è una trasformazione del nostro modo di vivere. Chi incontra Cristo è chiamato a camminare nella luce, cioè nella verità, nella giustizia e nell’amore.

Ed è proprio ciò che vediamo nel Vangelo con la storia del cieco nato. Gesù incontra un uomo che non ha mai visto la luce. I discepoli si domandano: «Chi ha peccato?». Infatti a quel tempo si pensava che la sofferenza fosse una punizione di Dio. Ma Gesù rifiuta questa logica. Per lui la sofferenza non è una condanna. Al contrario, dice che in essa può manifestarsi l’opera di Dio. Gesù allora guarisce quest’uomo. Ma la cosa più sorprendente è che la guarigione fisica diventa un cammino di fede. All’inizio l’uomo parla semplicemente di «quell’uomo che si chiama Gesù». Poi afferma: «È un profeta». E alla fine, quando Gesù si rivela a lui come il Figlio dell’uomo, dice: «Credo, Signore». Mentre quest’uomo vede sempre più chiaramente, i farisei invece diventano sempre più ciechi. Rifiutano di riconoscere ciò che Dio sta facendo perché non corrisponde alle loro idee.

Così il Vangelo rovescia i ruoli: colui che era cieco diventa vedente, quelli che credevano di vedere diventano ciechi. Questo messaggio è molto attuale anche per noi. Anche noi, a volte, guardiamo le persone secondo le apparenze: il successo, l’intelligenza, la ricchezza, la posizione sociale. Ma Dio guarda diversamente: egli guarda il cuore. Anche noi possiamo diventare ciechi quando pensiamo di sapere già tutto, quando rifiutiamo di lasciarci mettere in discussione da Dio.

La Quaresima è proprio un tempo per chiedere al Signore di aprire i nostri occhi per vedere la sua presenza nella nostra vita, per riconoscere i nostri fratelli e sorelle nel bisogno, per scoprire che Dio agisce spesso proprio dove noi non ce lo aspettiamo.

Fratelli e sorelle, chiediamo oggi la grazia del cieco del Vangelo: la semplicità e la fiducia. Allora la parola di san Paolo potrà diventare realtà anche per noi: «Un tempo eravate tenebra; ora siete luce nel Signore».

Che il Signore apra i nostri occhi e illumini il nostro cammino verso la Pasqua.

Sia lodato Gesù Cristo.

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