Omelìa della Solennità di Pentecoste

Domenica 24 maggio 2026

Anno A del Lezionario, in cui si leggono soprattutto brani tratti dal vangelo di Matteo6

Omelìa di Don Francois Djob Biba

 

Carissimi fratelli e sorelle,

In questo giorno di Pentecoste ascoltiamo ancora una volta questa promessa di Gesù: “Ricevete lo Spirito Santo”. Il libro degli Atti degli Apostoli ci mostra i discepoli chiusi per paura, pieni di incertezza. Eppure lo Spirito li fa uscire, parlare, annunciare, amare. Non sono più una piccola comunità ripiegata su sé stessa, ma una chiesa inviata al mondo. C’è una sola realtà: Dio apre le frontiere.

Già nell’Antico Testamento Dio prometteva un cuore nuovo e uno Spirito nuovo. A Babele gli uomini non si comprendevano più; a Pentecoste, invece, ciascuno ascolta gli Apostoli nella propria lingua. Lo Spirito non elimina le differenze, ma crea comunione, non crea uniformità, ma comunione.

San Paolo ci ricorda inoltre che i doni sono molti, ma uno solo è lo Spirito. Ognuno riceve qualcosa per il bene di tutti. Nella chiesa ciascuno riceve una missione particolare. Alcuni insegnano, altri servono, ecc., ecc.

Infine, il Vangelo ci mostra Gesù che soffia sui discepoli dicendo: “Ricevete lo Spirito Santo” Questo soffio richiama immediatamente il soffio della creazione nella Genesi. Significa che la Pentecoste è una nuova creazione. L’uomo vecchio, chiuso nella paura, nel rancore o nel peccato, può rinascere. “A chi rimetterete i peccati saranno rimessi.” Il segno è la riconciliazione. Dove agisce lo Spirito, i muri cadono. Il perdono diventa possibile, la pace può rinascere.

E Maria, presente nel Cenacolo insieme agli Apostoli, ci insegni ad accogliere con umiltà il fuoco dello Spirito.

Sia lodato Gesù Cristo.

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