Domenica 5 aprile 2026
Anno A del Lezionario, in cui si leggono soprattutto brani tratti dal vangelo di Matteo
Omelìa di don François Djob Biba
Cari fratelli e sorelle,
Oggi è il giorno di Pasqua. È il giorno della vita più forte della morte. È il giorno in cui tutto cambia, anche se all’inizio non sembra.
Il vangelo ci porta al mattino presto, quando è ancora buio. Maria Maddalena si reca al sepolcro. E trova qualcosa di inatteso: la pietra è stata tolta. La sua prima reazione non è la fede, ma l’inquietudine.
La fede pasquale non nasce da una prova evidente, ma da un cammino. Un cammino che unisce segni, memoria delle parole di Gesù e fiducia. Il sepolcro vuoto è segno. I teli posati là sono un segno. Ma è la luce della Parola di Dio che permette di comprendere.
Pasqua non si impone, si accoglie. E allora la domanda è: che cosa significa, per noi oggi, credere che Cristo è risorto? Significa anzitutto credere che la morte non ha più l’ultima parola. Non solo alla fine della nostra vita, ma già ora, nelle nostre esistenze.
Quante volte facciamo esperienza di “piccole morti”, fallimenti, delusioni, relazioni ferite, paure, stanchezze interiori. Pasqua ci dice che Dio può fare nascere la vita proprio lì, dove noi vediamo solo chiusura. Gesù non è morto per sé stesso: è il segno che l’amore donato fino alla fine non va perduto. SE CRISTO È RISORTO, ALLORA OGNI GESTO DI AMORE, ANCHE IL PIÙ PICCOLO, HA UN VALORE ETERNO. NULLA DI CIÒ CHE È FATTO PER AMORE È INUTILE.
Nel libro degli Atti, Pietro afferma che “noi siamo testimoni”. È vero. Quando scegliamo il perdono invece della vendetta, diventiamo testimoni. Quando restiamo fedeli anche nelle difficoltà, diventiamo testimoni. Oggi questa speranza ci è affidata.
Buona Pasqua a tutti. Alleluia.
