Domenica 18 ottobre 2026
Anno A del Lezionario, in cui si leggono soprattutto brani tratti dal vangelo di Matteo
Omelia di Don François Djob Biba.
Fratelli e sorelle carissimi,
«Rendete dunque a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio». Questa parola di Gesù la conosciamo bene. Ma che cosa significa per noi oggi?
Nel Vangelo, gli avversari di Gesù cercano di tendergli una trappola. Gli domandano se sia lecito pagare il tributo a Cesare, l’imperatore romano. Se risponde di sì, alcuni lo accuseranno di sostenere l’occupazione romana. Se risponde di no, rischia di essere accusato di ribellione.
Gesù non cade nella loro trappola. Chiede loro di mostrargli la moneta del tributo e domanda: «Questa immagine e l’iscrizione, di chi sono?». Gli rispondono: «Di Cesare». Allora Gesù dice loro: «Rendete dunque a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio».
Ma Gesù vuole condurci ben oltre la semplice questione delle tasse. Ci pone una domanda fondamentale: che cosa appartiene a Dio nella nostra vita?
La moneta porta impressa l’immagine di Cesare. Ma ricordiamo il libro della Genesi: l’essere umano è stato creato a immagine e somiglianza di Dio. Ecco il cuore di questo Vangelo!
Rendere a Cesare quello che è di Cesare significa assumerci le nostre responsabilità nella società, rispettare le leggi giuste e contribuire al bene comune. Ma rendere a Dio quello che è di Dio significa offrirgli il nostro cuore, la nostra libertà e tutta la nostra esistenza.
Allora chiediamoci: quale posto occupa realmente Dio nella nostra vita quotidiana? Troviamo del tempo per la sua Parola, per la preghiera e per gli altri? Oppure le nostre preoccupazioni finiscono per occupare tutto il nostro cuore? Portiamo in noi l’immagine di Dio: siamo chiamati a far risplendere il suo amore attraverso il nostro modo di vivere.
La prima lettura ci parla del re Ciro, un sovrano straniero che Dio sceglie per liberare il suo popolo. È sorprendente: Dio può agire anche attraverso una persona che non condivide la fede d’Israele.
Questa lettura ci ricorda che Dio non si lascia rinchiudere nelle nostre abitudini e nelle nostre certezze. Può aprire strade inaspettate e far nascere il bene là dove non ce lo aspettiamo. Questo ci invita a guardare gli altri con maggiore umiltà. Non pensiamo che Dio agisca soltanto attraverso coloro che ci assomigliano. Impariamo a riconoscere i gesti di giustizia, di solidarietà e di bontà, anche quando provengono da persone diverse da noi. Dio è sempre all’opera, talvolta proprio là dove ancora non sappiamo riconoscerlo.
Ma come possiamo rendere concretamente a Dio ciò che gli appartiene?
San Paolo ci offre una risposta nella seconda lettura: rende grazie per la fede, la carità e la speranza dei cristiani di Tessalonica. Queste tre parole riassumono la nostra vita cristiana.
La fede ci unisce a Dio. La carità ci apre ai fratelli. La speranza ci dà la forza di andare avanti anche nelle difficoltà.
La nostra fede non può rimanere soltanto nelle parole o nelle preghiere: deve tradursi in gesti concreti. Rendere a Dio quello che è di Dio significa visitare una persona sola, prendersi cura di un malato, perdonare, condividere con chi è nel bisogno o difendere chi subisce un’ingiustizia.
Significa anche svolgere con onestà il nostro lavoro, amare la nostra famiglia e accogliere gli altri con rispetto. Ogni volta che scegliamo l’amore invece dell’indifferenza, il perdono invece del rancore, la verità invece della menzogna, lasciamo trasparire l’immagine di Dio che è in noi.
Rendere a Dio quello che è di Dio significa permettergli di amare attraverso di noi. Oggi Gesù ci ricorda che il denaro, il potere e il successo non devono mai diventare i padroni del nostro cuore.
Abbiamo le nostre responsabilità nel mondo, ma la nostra vita appartiene anzitutto a Dio, che ci ha creati per amore e ci chiama ad amare.
Allora, durante questa settimana, proviamo a porci ogni mattina una semplice domanda: «Signore, come posso restituirti oggi ciò che ti appartiene?». Forse attraverso un gesto di bontà, una parola di riconciliazione, un servizio reso a qualcuno o un momento di preghiera.
Chiediamo al Signore una fede viva, una carità generosa e una speranza salda.
E che coloro che ci incontrano possano riconoscere, attraverso la nostra vita, qualcosa del suo amore.
Signore, noi siamo tuoi. Insegnaci a donarti il nostro cuore e a servirti attraverso il servizio ai nostri fratelli.
Sia lodato Gesù Cristo.
