XXVIII Domenica del Tempo Ordinario

Domenica 11 ottobre 2026

Anno A del Lezionario, in cui si leggono soprattutto brani tratti dal vangelo di Matteo

Omelia di Don François Djob Biba.

 

Fratelli e sorelle carissimi,

a tutti fa piacere ricevere un invito a un matrimonio, a una festa in famiglia, a un pranzo con gli amici. Un invito ci fa capire che qualcuno ci vuole bene e desidera condividere con noi un momento di gioia. Ma a volte siamo così occupati che non troviamo nemmeno il tempo di rispondere. Abbiamo sempre qualcosa da fare, un lavoro da terminare, un problema da risolvere.

È quello che accade nel Vangelo di oggi. Un re prepara il banchetto di nozze per suo figlio e manda i servi a chiamare gli invitati. Ma questi non vogliono venire. Ognuno ha i propri impegni: chi va al campo, chi si occupa dei suoi affari, chi ha altro da fare. Il re, però, non rinuncia alla festa. Fa dire ai servi: «Tutto è pronto; venite alle nozze!» Il Signore ci invita a stare con Lui, a partecipare alla sua gioia, a vivere nella sua amicizia. Ma noi siamo pronti ad accogliere il suo invito?

Nella prima lettura, il profeta Isaia annuncia che Dio preparerà un grande banchetto per tutti i popoli. Asciugherà le lacrime dai nostri volti e vincerà la morte per sempre. Questa è la promessa di Dio: non ci ha creati per la tristezza e la disperazione, ma per la vita, la pace e la gioia. Anche oggi il Signore vuole asciugare le nostre lacrime, guarire le nostre ferite e riportare la pace nelle nostre famiglie.

Questo banchetto comincia già nella nostra vita, quando sappiamo perdonare, aiutare chi è nel bisogno e tendere la mano a chi si sente solo. Ogni volta che scegliamo l’amore, invece dell’odio, diventiamo testimoni del Regno di Dio. Gli invitati del Vangelo rifiutano di partecipare al banchetto. Non perché abbiano qualcosa contro il re, ma perché sono troppo occupati con le loro cose. Anche noi rischiamo di fare lo stesso.

Siamo presi dal lavoro, dai problemi familiari, dalle preoccupazioni e dai tanti impegni quotidiani. Troviamo tempo per tante cose, ma a volte non ne troviamo per Dio. Diciamo: «Pregherò più tardi. Andrò a Messa quando avrò meno impegni. Farò pace con quella persona quando sarà lei a fare il primo passo».

E intanto il tempo passa e Dio rimane in secondo piano. Ma il Signore non ci invita perché ha bisogno di noi. Ci invita perché ci ama. Sa che senza di Lui il nostro cuore rimane inquieto e che abbiamo bisogno della sua Parola, del suo perdono e della sua presenza. Perciò oggi ci ripete: «Tutto è pronto; venite alle nozze!» Non rimandiamo sempre a domani il nostro incontro con il Signore. Troviamo il tempo per pregare, ascoltare la sua Parola, partecipare all’Eucaristia e prenderci cura dei nostri fratelli.

Quando i primi invitati rifiutano, il re manda i servi per le strade a chiamare tutti quelli che incontrano. È un gesto che ci rivela il cuore di Dio: nessuno è escluso dal suo amore.

Dio chiama i poveri, i sofferenti, quelli che hanno sbagliato, quelli che si sono allontanati da Lui e quelli che cercano una nuova speranza. Nessuno deve pensare di essere troppo lontano da Dio per essere accolto da Lui. Ma questo invito ci impegna anche personalmente. Se Dio accoglie tutti, anche noi dobbiamo imparare ad accogliere tutti.

Le nostre comunità cristiane devono essere case aperte, dove nessuno si senta escluso o giudicato. Dobbiamo saper ascoltare, accogliere e accompagnare, soprattutto chi è solo, chi soffre e chi ha più bisogno di aiuto. Chiediamoci: le persone che incontriamo trovano in noi un cuore aperto oppure una porta chiusa?

Alla fine della parabola, il re vede un uomo senza l’abito nuziale. Che cosa significa questo particolare? Gesù ci ricorda che non basta accettare l’invito a parole. Bisogna anche lasciarsi trasformare dall’amore di Dio. L’abito nuziale rappresenta il nostro modo di vivere: la carità, il perdono, l’umiltà e l’attenzione verso gli altri.

Possiamo andare a Messa ogni domenica, ma se continuiamo a serbare rancore, a giudicare gli altri o a ignorare chi soffre, dobbiamo ancora lasciare che il Vangelo cambi il nostro cuore. Dio ci accoglie così come siamo, ma ci chiama a diventare persone nuove. Non ci chiede di essere perfetti. Ci chiede di lasciarci guidare da Lui e di fare ogni giorno un passo verso l’amore. La domanda, allora, non è soltanto: «Sono invitato al banchetto?». Dobbiamo chiederci: «La mia vita mostra davvero l’amore di Cristo?».

Nella seconda lettura, san Paolo ci dice di aver imparato a vivere sia nell’abbondanza sia nella povertà. La sua forza viene da Cristo, che lo sostiene. Anche noi attraversiamo momenti difficili. Ci sono problemi che non riusciamo a risolvere, sofferenze che non sappiamo spiegare e situazioni che ci fanno perdere la speranza. Ma non siamo soli. Il Signore cammina con noi. È il Pastore che ci guida anche nelle valli oscure e ci sostiene quando le forze vengono meno.

La fede non elimina tutte le difficoltà, ma ci aiuta ad affrontarle con fiducia, sapendo che Dio non ci abbandona. Impariamo, come san Paolo, ad affidarci al Signore in ogni situazione della nostra vita.

Fratelli e sorelle, la Parola di Dio ci lascia un messaggio chiaro. Dio ci invita, Dio ci accoglie e Dio ci chiama a cambiare vita. Chiediamoci: “Quale posto occupa Dio nella mia vita? So accogliere e perdonare chi mi sta accanto? La mia fede si vede nel modo in cui tratto gli altri?”

Ricordiamoci che tutto è grazia. Non abbiamo meritato l’amore di Dio: lo abbiamo ricevuto gratuitamente. Per questo siamo chiamati ad amare, perdonare e accogliere gratuitamente anche noi. Chiediamo al Signore di rendere il nostro cuore attento alla sua Parola e pronto a rispondere al suo invito. Facciamo delle nostre famiglie e delle nostre comunità luoghi di pace, di fraternità e di accoglienza. E quando usciamo da questa chiesa, portiamo agli altri qualcosa della gioia che abbiamo ricevuto all’altare. Il Signore ci dice oggi: «Tutto è pronto; venite alle nozze!» Non restiamo indifferenti al suo invito. Apriamogli il nostro cuore e lasciamoci trasformare dal suo amore.

Sia lodato Gesù Cristo.