XXII Domenica del Tempo Ordinario

Domenica 30 agosto 2026

Anno A del Lezionario, in cui si leggono soprattutto brani tratti dal vangelo di Matteo

Omelia di Don François Djob Biba.

 

Fratelli e sorelle,

nel Vangelo di oggi Gesù dice ai suoi discepoli una parola che sorprende: «Se qualcuno vuole venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua».

Pietro aveva appena riconosciuto in Gesù il Messia. Ma quando Gesù parla della sofferenza e della croce, Pietro non accetta: vorrebbe un Messia forte, vittorioso, senza passare attraverso la debolezza. E Gesù gli ricorda che i pensieri di Dio non sono i nostri pensieri.

La croce, però, non significa cercare la sofferenza. Significa imparare ad amare fino in fondo, anche quando amare costa. Significa non mettere al centro noi stessi, ma fidarci di Dio e donare la nostra vita.

La prima lettura ci presenta Geremia che confessa la sua fatica: annunciare la Parola gli è diventato difficile, eppure non riesce a tacere. È come un fuoco nel suo cuore. Anche noi possiamo attraversare momenti nei quali seguire il Signore sembra faticoso. Ma proprio allora scopriamo che la fede non è soltanto entusiasmo: è una relazione che ci sostiene anche nella prova.

E Paolo ci invita a «offrire i nostri corpi come sacrificio vivente». In altre parole: la nostra fede non è qualcosa da vivere soltanto in chiesa. È tutta la nostra vita che può diventare offerta a Dio: il lavoro, la famiglia, il servizio, il perdono, la pazienza, le scelte quotidiane.

Chiediamo allora al Signore non una vita senza croci, ma la grazia di attraversarle con Lui. Perché la croce cristiana non è l’ultima parola: dietro la croce c’è la vita, e dietro il dono di sé c’è la vera libertà.

Sia lodato Gesù Cristo