Domenica 16 agosto 2026
Anno A del Lezionario, in cui si leggono soprattutto brani tratti dal vangelo di Matteo
Omelia di Don François Djob Biba.
Fratelli e sorelle carissimi,
domenica scorsa, attraverso la fede, eravamo invitati a uscire dalle nostre sicurezze per andare incontro al Signore e farlo conoscere agli altri. Oggi la Parola di Dio ci porta ancora più lontano: ci insegna che Dio è infinitamente più grande delle frontiere che noi, a volte, costruiamo. Dio non fa distinzione tra le persone. Egli vuole raccogliere tutti i popoli e offrire a tutti la sua grazia. Per questo il profeta Isaia proclama: «La mia casa sarà chiamata casa di preghiera per tutti i popoli».
Questa Parola ci interpella profondamente. Possiamo trovarci fisicamente nella casa di Dio e, nello stesso tempo, avere costruito dentro di noi dei muri: muri etnici, familiari, sociali, culturali, economici, linguistici o religiosi. Possiamo pensare: «Questa è la nostra Chiesa, questo è il nostro gruppo, questi sono i nostri». Ma la casa di Dio non è una proprietà privata. È la casa di tutti.
Nel Vangelo incontriamo una donna cananea, una straniera, una persona che, secondo la mentalità del tempo, non aveva alcun diritto di reclamare qualcosa da Gesù. Eppure questa donna manifesta una fede straordinaria. Ella si avvicina a Gesù e gli grida: «Pietà di me, Signore, figlio di Davide! Mia figlia è molto tormentata da un demonio». Gesù, inizialmente, sembra non rispondere. La donna però non si scoraggia. Continua a chiedere. Anche quando la risposta sembra dura: «Non è bene prendere il pane dei figli e gettarlo ai cagnolini», ella non si allontana. Risponde con umiltà: «È vero, Signore, eppure i cagnolini mangiano le briciole che cadono dalla tavola dei loro padroni». Ed è proprio allora che Gesù le dice: «Donna, grande è la tua fede! Avvenga per te come desideri».
Che grande insegnamento per noi! Questa donna non presenta a Gesù i suoi meriti. Non dice: «Io sono degna, io appartengo a questo popolo, io ho diritto». Si affida semplicemente alla misericordia del Signore. La sua fede è una fede umile, perseverante e fiduciosa.
Quante volte anche noi preghiamo e sembra che Dio non risponda! Chiediamo una guarigione, la conversione di un figlio, la riconciliazione in una famiglia, la salvezza di una persona cara, la soluzione di un problema. E quando non vediamo una risposta immediata, rischiamo di pensare: «Dio mi ha abbandonato».
La Cananea, invece, ci insegna: “Quando Dio sembra silenzioso, continua a credere; quando la strada sembra chiusa, continua a cercare; quando tutto sembra dire di arrenderti, continua a confidare nel Signore.
La sua fede, inoltre, non è una fede chiusa in sé stessa. È una fede che intercede. Questa donna non chiede per sé, ma per sua figlia. E la figlia viene guarita, anche se non è presente davanti a Gesù.
Questo ci ricorda che anche la nostra fede può diventare un ponte attraverso il quale la grazia di Dio raggiunge altre persone. Forse abbiamo nella nostra famiglia qualcuno che si è allontanato da Dio. Forse abbiamo un figlio che non crede più, un giovane che si è perso, una coppia che sta attraversando una crisi, una persona che soffre e non riesce più a pregare. Non smettiamo di presentarli al Signore. La nostra preghiera può diventare il cammino attraverso il quale la grazia raggiunge chi non riesce ancora ad avvicinarsi a Gesù.
San Paolo, nella seconda lettura, ci ricorda che «I doni e la chiamata di Dio sono irrevocabili». Dio non abbandona facilmente ciò che ha iniziato. Anche quando l’uomo resiste, anche quando si allontana, Dio continua a lavorare nella storia e conduce tutti verso la sua misericordia.
Per questo dobbiamo lasciarci trasformare dalla fede. Se la nostra fede ci rende orgogliosi di noi stessi e ci porta a disprezzare gli altri, qualcosa non va. Se la nostra preghiera ci avvicina a Dio, ma ci allontana dai poveri, dagli stranieri, da chi è diverso da noi, allora non abbiamo ancora compreso veramente il cuore di Dio.
Dobbiamo allora chiederci: chi sono oggi i “Cananei” che facciamo fatica ad accogliere? Chi sono quelli che consideriamo «stranieri», «peccatori», «non dei nostri», «non del nostro livello», «non della nostra spiritualità», «non della nostra etnia», «non della nostra famiglia»?
Il Vangelo ci ricorda che Dio è più grande delle nostre categorie. La fede autentica non costruisce muri: abbatte le frontiere.
Chiediamo allora al Signore di donarci la fede della Cananea: una fede che non si arrende, che sa attendere, che intercede per gli altri, che si affida alla misericordia e che non esclude nessuno.
Che Gesù possa dire anche a ciascuno di noi: «Grande è la tua fede!» Non «grande è la tua ricchezza», non «grande è la tua posizione», non «grande è la tua cultura», non «grande è il tuo prestigio», ma: «Grande è la tua fede!»
Una fede capace di attraversare le frontiere, di accogliere ogni persona e di continuare a credere, anche quando Dio sembra rimanere in silenzio.
Fratelli e sorelle, lasciamo dunque che Dio allarghi il nostro cuore. Abbattiamo i muri che Lui non ha mai costruito. Facciamo delle nostre famiglie, delle nostre comunità e delle nostre parrocchie una vera casa di preghiera per tutti i popoli.
Sia lodato Gesù Cristo.
